Entrano in profumeria con una lista precisa: detergente, siero, maschera, lip oil, blush. Conoscono i nomi dei prodotti, riconoscono i packaging e spesso sanno già cosa vogliono comprare.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, non ne hanno realmente bisogno.
Lavorando in profumeria mi capita sempre più spesso di confrontarmi con richieste da parte di giovanissime clienti che arrivano davanti allo scaffale beauty con le idee apparentemente chiarissime.
«Questo lo voglio perché l’ho visto su TikTok».
«Mi hanno detto che questo siero è virale».
«Ho visto che lo usano tutte».
Sono frasi che sento sempre più frequentemente.
E dietro a quelle richieste c’è un fenomeno sociale che sta cambiando il modo in cui le bambine e le preadolescenti si avvicinano al mondo della bellezza.
Si parla sempre più di baby beauty addict: bambine e ragazzine che mostrano un interesse molto precoce per skincare, make-up e cosmetici, spesso influenzato dai contenuti che incontrano quotidianamente sui social.
Ma c’è una domanda che secondo me vale la pena farsi:
quando la skincare diventa una passione e quando, invece, diventa una necessità costruita dai social?
Il beauty non è più solo per adulti
Una volta il primo approccio al mondo della cosmetica arrivava generalmente con un gloss, un profumo o magari il primo mascara preso in prestito dalla mamma.
Oggi il percorso può iniziare molto prima.
TikTok, Instagram e YouTube hanno trasformato il beauty in un universo accessibile praticamente a tutti. I prodotti vengono mostrati, recensiti, confrontati e inseriti in vere e proprie routine.
Ed è proprio la parola routine a essere interessante.
Una bambina può vedere una creator applicare cinque o sei prodotti ogni mattina e percepire quella sequenza come qualcosa di normale, quasi indispensabile.
Detergente.
Tonico.
Siero.
Contorno occhi.
Crema.
Maschera.
Lip oil.
Il problema è che la pelle di una bambina o di una preadolescente non ha necessariamente le stesse esigenze di quella di una donna adulta.
E replicare una routine vista online non significa automaticamente prendersi cura della propria pelle.
La profumeria diventa il punto d’incontro tra social e realtà
È proprio qui che entra in gioco il mio lavoro.
Lavoro in profumeria e mi trovo spesso a parlare con ragazze molto giovani che arrivano davanti agli scaffali già influenzate da ciò che hanno visto online.
Conoscono il prodotto.
Conoscono il colore.
Conoscono il packaging.
A volte conoscono perfino il nome dell’influencer che lo ha mostrato.
Ma non sempre conoscono la propria pelle.
Ed è una differenza enorme.
Una delle situazioni che mi capita più spesso è quella della giovanissima cliente che cerca un prodotto specifico perché diventato virale sui social, senza sapere realmente a cosa serva o se sia indicato per lei.
Non è necessariamente colpa sua.
Se ogni giorno un algoritmo ci mostra prodotti, recensioni e trasformazioni, è normale che il desiderio di acquisto possa diventare molto forte.
Il punto è che vedere un prodotto online non significa averne bisogno.

Il problema non è amare la skincare
Vorrei chiarire una cosa: appassionarsi alla skincare non è necessariamente negativo.
Imparare a lavarsi correttamente il viso, utilizzare una crema adeguata, proteggere la pelle dal sole e sviluppare buone abitudini di igiene può essere assolutamente positivo.
Il problema nasce quando la skincare viene percepita come una collezione di prodotti da accumulare.
Quando il numero dei cosmetici diventa più importante della loro reale utilità.
Quando una bambina comincia a pensare che per essere bella, curata o accettata debba necessariamente avere gli stessi prodotti che vede sui social.
E soprattutto quando il messaggio implicito diventa: la mia pelle così com’è non va bene.
È questo, secondo me, l’aspetto più delicato della questione.
La pelle giovane non ha bisogno di una routine da adulto
Molti prodotti beauty oggi sono formulati per esigenze specifiche: pelle adulta, acne, macchie, rughe, perdita di elasticità, disidratazione, texture irregolare.
Ma una bambina non deve necessariamente affrontare questi problemi.
Una routine troppo complessa può quindi essere semplicemente inutile e, in alcuni casi, può risultare anche poco adatta a una pelle giovane e delicata.
Il beauty dovrebbe insegnare a prendersi cura di sé, non a correggersi continuamente.
E questa differenza è fondamentale.
Il ruolo dei genitori
In questo fenomeno i genitori hanno un ruolo importante.
Non si tratta necessariamente di vietare ogni cosmetico o demonizzare i social.
Forse è più utile accompagnare le bambine nella scoperta del mondo beauty, aiutandole a distinguere tra desiderio, moda e reale necessità.
Una domanda semplice può essere molto più utile di un divieto:
«Perché vuoi proprio questo prodotto?»
Se la risposta è «perché l’ho visto su TikTok», può essere l’occasione per spiegare che ciò che funziona per una persona non necessariamente funziona per un’altra.
E soprattutto che non tutto ciò che diventa virale è automaticamente adatto a tutti.

La nuova generazione delle piccole beauty addicted
Il fenomeno delle baby beauty addict racconta qualcosa di più ampio della semplice passione per i cosmetici.
Racconta quanto velocemente i social stiano modificando il rapporto che le nuove generazioni hanno con il proprio aspetto.
Il beauty è diventato intrattenimento.
È diventato linguaggio.
È diventato identità.
Ed è diventato anche consumo.
Le bambine non stanno semplicemente scoprendo i cosmetici prima di qualche anno fa: li stanno scoprendo attraverso un ecosistema digitale che suggerisce continuamente cosa desiderare, cosa provare e cosa acquistare.
Per questo credo che sia importante parlare di beauty anche con un approccio diverso.
Non soltanto «cosa comprare», ma anche «perché comprarlo».
E se il primo passo fosse imparare a conoscere la propria pelle?
È proprio da questa domanda che nasce un progetto a cui sto lavorando da tempo.
Un’agenda pensata per accompagnare le più giovani (questa prima edizione l’ho dedicata alle ragazze da 8 a 13 anni) alla scoperta della skincare in maniera più consapevole, trasformando la cura della pelle in un momento di osservazione, attenzione e conoscenza.
Non una gara a possedere più prodotti.
Non una copia delle routine viste sui social.
Ma uno spazio per imparare ad ascoltare la propria pelle, annotare le proprie abitudini e avvicinarsi al mondo beauty con maggiore consapevolezza.
L’agenda è in arrivo e ve ne parlerò meglio molto presto.
Perché forse la vera rivoluzione beauty non è avere dieci prodotti sullo scaffale.
È imparare a capire quali servono davvero.
Baby beauty addict: moda o fenomeno da osservare?
Probabilmente entrambe le cose.
La passione per il beauty può essere creativa, divertente e persino educativa. Ma quando nasce molto presto e viene alimentata continuamente dai social, vale la pena fermarsi un momento e guardare cosa c’è dietro il desiderio di acquistare.
Perché una bambina dovrebbe sentirsi bella senza bisogno di correggere continuamente il proprio aspetto.
E forse è proprio questo il messaggio che, come adulti e come professionisti del beauty, dovremmo contribuire a trasmettere.
La skincare dovrebbe essere cura. Non una corsa all’acquisto.
Questa è sicuramente una delle indagini più interessanti di Beauty Reporter, e forse una di quelle che mi stanno più a cuore, di cui riparleremo presto , appena il progetto a cui sto lavorando sarà pronto, spero davvero che vi piacerà e vi possa aiutare con le vostre piccole donne.

